Si è aperto in Francia il processo a carico dei genitori di Inass Touloub, una bambina di quattro anni il cui corpo senza vita e mutilato fu scoperto lungo un'autostrada nel 1987. La svolta in uno dei cold case più longevi della cronaca giudiziaria francese è arrivata grazie all'esame del DNA, che ha permesso di identificare la vittima e risalire alla famiglia. La madre, oggi settantaduenne, risponde di torture e atti di barbarie che portarono alla morte senza intenzione di uccidere, mentre il padre, settantaquattrenne, è imputato per complicità; entrambi rischiano l'ergastolo. La tragica vicenda risale ad agosto del 1987, quando due cantonieri trovarono la salma della piccola in un fossato lungo l'autostrada A10. Nessuno ne aveva denunciato la scomparsa. Sul corpo vi erano evidenti segni di violenze inaudite, tra cui ustioni da ferro da stiro e morsi umani, dettagli che le valsero l'appellativo mediatico di 'piccola martire dell'A10'. All'epoca la gendarmeria promosse un immane appello a testimoni in decine di Paesi, ma le indagini si arenarono, portando a due archiviazioni. La svolta definitiva si è concretizzata nel 2018, quando il profilo genetico del fratello della vittima, emerso in un'altra inchiesta per violenze, è risultato compatibile con le tracce repertate sugli abiti della bambina e sulla coperta del ritrovamento. Gli inquirenti ritengono che la madre abbia infierito sulla figlia con sevizie ripetute, mentre il padre sarebbe stato a conoscenza dei maltrattamenti. Durante le fasi investigative i due imputati hanno negato le responsabilità, scaricandosi reciprocamente le colpe. Dopo anni di ricorsi legali e battaglie procedurali, confermate dalla Corte di cassazione, si è finalmente arrivati al dibattimento in tribunale, atteso da comunità e autorità locali per rendere giustizia alla memoria della bambina. Fonte: RaiNews #cronaca #giustizia #francia #coldcase #attualità
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