A sessant'anni di distanza, colpisce soprattutto il contrasto tra quei ragazzi e l'immagine che l'Italia dell'epoca aveva di loro. Erano i “capelloni”, i ribelli, i giovani che gli adulti guardavano con diffidenza e che di lì a poco avrebbero riempito le piazze del Sessantotto. Ma quando Firenze finì sott'acqua, furono tra i primi a rimboccarsi le maniche. Un'immagine che stride con certe cronache di oggi, dove i giovani che manifestano finiscono spesso raccontati attraverso le vetrine infrante e gli scontri con la polizia. Ma forse la lezione di Firenze è un’altra: una generazione può essere molto più complessa dell'etichetta che le viene cucita addosso. Di quell'alluvione non sono rimaste soltanto le fotografie delle macchine galleggianti ma il mito degli Angeli del fango, una delle pagine più straordinarie della solidarietà italiana. Gli Angeli del fango, sessant'anni dopo
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