La palazzina di Pietracatella, in provincia di Campobasso, dove vivevano Sara Di Vita e sua mamma Antonella, tragicamente decedute a causa di un avvelenamento da ricina per mano ancora oggi ignota, è stata ufficialmente dissequestrata dopo più di dieci mesi trascorsi sotto i sigilli della polizia, scattati inizialmente nel mese di dicembre. Il provvedimento è giunto al termine di un'ulteriore e approfondita perquisizione effettuata dagli agenti della Squadra Mobile, guidati dal dirigente Marco Graziano, durante la quale sono stati prelevati ulteriori oggetti utili alle investigazioni, che vanno a sommarsi a quelli già sequestrati nei mesi passati. Sul posto, ad attendere la fine delle operazioni durate diverse ore, era presente anche Gianni Di Vita, il quale ha poi raggiunto la questura di Campobasso per sbrigare le formalità necessarie e firmare i verbali di restituzione, esprimendo la propria soddisfazione per essere tornato in possesso delle chiavi e manifestando l'intenzione di fare ritorno nell'abitazione. Nel frattempo, l'attività investigativa prosegue a tutto campo: nelle ultime settimane gli inquirenti hanno ascoltato diverse persone, tra cui i professori del liceo classico frequentato da Sara e da sua sorella Alice, acquisendo inoltre dati informatici dai computer dell'istituto scolastico. Si attendono inoltre sviluppi importanti riguardo alla posizione dei cinque medici attualmente iscritti nel registro degli indagati per l'ipotesi di reato di omicidio colposo, relativi al primo filone d'inchiesta aperto prima che venisse accertata la presenza della letale tossina, mentre i tempi si prospettano più lunghi per conoscere gli esiti definitivi degli accertamenti scientifici in corso presso laboratori specializzati a Berlino. Fuente: L'Unione Sarda.it
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