Sarebbero stati resi noti nomi e documenti di alcuni firmatari dell’esposto presentato contro di lui. E c’entra anche l’Ordine Pesaro, 8 novembre 2026 – Un esposto all’Ordine dei medici di Pesaro e Urbino, centinaia di firme e stralci di carte d’identità finite sui social di Roberto Burioni. Il celebre immunologo pesarese è stato ammonito dal Garante della Privacy per aver pubblicato nomi e documenti di alcuni firmatari dell’esposto presentato contro di lui. Ma nella vicenda c’è anche il ruolo dell’Ordine professionale, che aveva trasmesso al professore la documentazione senza oscurare un collegamento attraverso il quale era possibile accedere ai dati personali dei sottoscrittori. L’Ordine dei medici di Pesaro e Urbino non è destinatario del provvedimento, ma il suo comportamento viene indicato tra le circostanze che hanno favorito la diffusione dei dati. La storia risale al luglio 2024. Contro Burioni era stato presentato un esposto disciplinare sottoscritto da numerose centinaia di persone con riferimento alle dichiarazioni pubbliche dell’immunologo sui vaccini. Il primo luglio il professore pubblicava su Facebook e X alcuni post nei quali criticava le motivazioni dell’iniziativa e rendeva riconoscibili tre firmatari, riportandone nomi e parti dei documenti d’identità. La vicenda è poi arrivata al Garante attraverso segnalazioni e reclami, fino all’apertura di un’istruttoria nel febbraio 2025. Secondo la difesa del professor Burioni, come riportata nel provvedimento, “non vi sarebbe ragione di omettere i nomi di soggetti i quali, criticando l’operato del prof. Burioni con denunce ed esposti disciplinari, intenderebbero minare la sua credibilità sul piano scientifico e, pertanto, lo costringerebbero a difendersi pubblicamente e con ogni mezzo, anche dei suoi stessi canali di divulgazione scientifica”. Il Garante la pensa diversamente. Nel provvedimento numero 755 del 7 ottobre definisce la pubblicazione dei dati una reazione “sproporzionata”. Burioni poteva criticare l’esposto, contestarne le argomentazioni e difendere la propria reputazione, ma non era necessario rendere identificabili alcuni sottoscrittori. Tanto più che, osserva l’Autorità, si trattava di persone che avevano utilizzato uno strumento di tutela previsto dalla legge. E qui entra in gioco anche l’Ordine pesarese. Nel dicembre 2025 il Garante aveva già ammonito un soggetto coinvolto nella presentazione dell’esposto perché nella documentazione era stato inserito un collegamento aperto, che permetteva a chiunque ne fosse a conoscenza di consultare i documenti personali dei firmatari. L’Ordine aveva poi trasmesso l’esposto a Burioni senza oscurare quel collegamento. Burioni aveva richiamato questa circostanza durante l’audizione del 31 marzo scorso, sostenendo che i dati erano già accessibili prima dei suoi interventi sui social. Ma per il Garante questo non giustificava la pubblicazione di nomi e documenti accompagnati da commenti personali. Nel frattempo, Burioni ha cancellato i post e collaborato con gli uffici dell’Autorità. Troppo tardi, però, per eliminare gli effetti della diffusione: i dati dei tre firmatari erano già stati messi a disposizione del vasto pubblico che segue l’immunologo. Da qui l’ammonimento, senza multa: il Garante ha considerato infatti la collaborazione del professore, la rimozione dei contenuti e l’assenza di precedenti violazioni pertinenti.
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