Dopo 13 anni di attesa, due pazienti hanno ricevuto un trapianto di rene grazie a un innovativo farmaco antirigetto sperimentale. Ecco come funziona il cizutamig e quali prospettive apre per chi è in dialisi Tredici anni trascorsi aspettando un organo compatibile, tra sedute di dialisi, controlli medici e la consapevolezza che le possibilità di ricevere un nuovo rene erano estremamente ridotte. Poi una terapia sperimentale, capace di intervenire su uno degli ostacoli più complessi della medicina dei trapianti, ha cambiato le prospettive di due pazienti che fino a pochi mesi prima sembravano destinati a rimanere esclusi dalla possibilità di un intervento. È accaduto al Policlinico Sant’Orsola di Bologna, dove due persone in lista d’attesa da circa 13 anni hanno ricevuto un trapianto di rene grazie a un innovativo farmaco antirigetto , il cizutamig, sviluppato dalla società biotecnologica statunitense Candid Therapeutics. Un risultato presentato il 4 novembre 2026, che rappresenta uno dei primi successi al mondo nell’utilizzo di questa strategia terapeutica per pazienti altamente immunizzati. A rendere particolarmente significativo il traguardo non è soltanto la riuscita degli interventi, ma il fatto che entrambi i pazienti presentassero caratteristiche immunologiche tali da rendere quasi impossibile individuare un donatore compatibile. Il nuovo trattamento ha permesso di superare questa barriera, aprendo prospettive fino a oggi difficilmente immaginabili per una categoria di malati che spesso rimane in lista d’attesa per moltissimi anni. I protagonisti della vicenda sono Roberto Mazzotti, residente nel Ravennate, e Maria-Chiara Negri, del Bolognese. Entrambi avevano alle spalle una lunga storia di insufficienza renale e dialisi, ma soprattutto una condizione di iperimmunizzazione che aveva progressivamente ridotto le possibilità di ricevere un organo. In questi pazienti il sistema immunitario produce quantità elevate di anticorpi capaci di riconoscere come estranei i tessuti di un potenziale donatore. Si tratta di un meccanismo che, normalmente, serve a proteggere l’organismo, ma che in caso di trapianto può trasformarsi in un ostacolo decisivo, aumentando il rischio di rigetto e rendendo estremamente difficile trovare un rene compatibile. Per tredici anni i controlli effettuati sui possibili donatori non avevano consentito di individuare una soluzione praticabile. Una situazione che comportava non soltanto la necessità di continuare la dialisi, ma anche un impatto significativo sulla qualità della vita, sulla possibilità di lavorare, viaggiare e organizzare la propria quotidianità. Dopo l’intervento, Roberto Mazzotti ha raccontato che il trattamento gli ha cambiato completamente la vita. Anche Maria-Chiara Negri, dopo anni scanditi dalle sedute di dialisi, ha descritto il ritorno a una quotidianità profondamente diversa, nella quale diventa finalmente possibile immaginare progetti fino a poco tempo prima irrealizzabili. La novità scientifica riguarda il meccanismo d’azione del cizutamig, un anticorpo bispecifico progettato per intervenire direttamente sulle cellule che producono gli anticorpi responsabili dell’incompatibilità . A differenza di alcune strategie tradizionali di desensibilizzazione, che puntano soprattutto a ridurre temporaneamente la quantità di anticorpi circolanti nel sangue, il nuovo farmaco agisce sulle plasmacellule, le cellule del sistema immunitario che li producono. La molecola è in grado di legarsi contemporaneamente a due bersagli: il BCMA, presente sulle plasmacellule, e il CD3, associato ai linfociti T. In questo modo favorisce l’avvicinamento delle cellule immunitarie alle plasmacellule da eliminare, con l’obiettivo di ridurre alla fonte la produzione degli anticorpi che impediscono il trapianto. Nel caso dei due pazienti trattati a Bologna, la terapia ha determinato una progressiva diminuzione degli anticorpi anti-HLA e di quelli specificamente diretti contro il donatore, rendendo finalmente possib
También lo cubren: Panorama (Italia).
Ver más en News Today